La natura delle città

Il 21 secolo sarà il primo  nella storia in cui la maggioranza della popolazione mondiale vivrà nelle città. Al contempo sarà il secolo in cui la stessa popolazione mondiale potrebbe danneggiare in modo irreversibile l’ecosistema globale.

E’ dunque indiscutibile il ruolo che rivestono le aree urbane nelle problematiche ambientali.

Negli ultimi anni gli sforzi maggiori sono stati fatti nella direzione di incrementare l’efficienza delle tecnologie già diffuse e impiegate, riducendo i consumi energetici e le emissioni inquinanti. Sono state realizzate centrali di produzione energetica a minor impatto ambientale, impianti di teleriscaldamento, inceneritori, nuovi depuratori, centrali di compostaggio.

Tuttavia il modello urbano è sostanzialmente restato invariato: tutti questi impianti, più o meno virtuosi, rimangono concentrati e centralizzati in zone periferiche, isolate e difficilmente accessibili.

La città rimane un organismo alimentato artificialmente tramite cordoni ombelicali sotterranei da centri intensivi di produzione e smaltimenti esterni.

Questo modello, posto che lo sviluppo tecnologico permetta di ridurne ulteriormente e soprattutto ad un costo accettabile l’impatto ambientale, rimane intrinsecamente e per sua natura non ecologico: trascura infatti totalmente il potenziale che la città ha di essere ecosistema e le relazione fra i suoi abitanti e l’ambiente naturale.

Un esempio di sistemi che al contrario raggiungono un’elevata efficienza “tecnica”, partendo e sviluppandosi però con un approccio completamente ecologico, è quello della fitodepurazione.

A partire dalla fine degli anni70 inalcuni centri di ricerca del nord Europa si è iniziato a studiare e analizzare l’azione delle piante acquatiche nella depurazione delle acque di scarico. I risultati sono stati subito convincenti e nel giro di qualche anno si sono sviluppate le prime applicazioni pratiche di questo principio naturale.

In una prima fase si sono utilizzate aree umide e bacini acquatici naturali preesistenti, in cui convogliare le acque reflue lasciando che la depurazione avvenisse grazie alla presenza di piante acquatiche, alghe e micro-organismi. Questa tipologia di impianti, pur avendo un ottimo funzionamento, presentano alcune problematiche legate agli ampi spazi necessari e alla difficile  tutela igienico-sanitaria delle aree circostanti (odori, proliferare di insetti)  tali da ridurne l’applicazione a soli contesti geo-climatici particolarmente favorevoli.

Con l’intento di ovviare a queste problematiche, a partire dalla metà degli anni Ottanta in Inghilterra, Germania e Danimarca, sono stati introdotti sistemi di fitodepurazione a flusso sub-superficiale, costituiti da un bacino impermeabilizzato riempito con materiale solido, generalmente ghiai o sabbia, in cui vengono radicate macrofite acquatiche.

Il relfuo viene fatto filtrare all’interno del substrato permeabile nel quale avvengono i processi depurativi grazie all’azione combinata tra substrato ghiaioso, piante e microrganismi presenti; all’uscita il refluo risulta depurato e può essere rilasciato in corpi idrici superficiali o riutilizzato per l’irrigazione.

Il livello del refluo all’interno del bacino di fitodepurazione è costantemente mantenuto 10/15 cm al di sotto della superficie della ghiaia, rendendo dunque l’impianto calpestabile e garantendo al contempo  la totale assenza di cattivi odori ed il proliferare di insetti.

 

Attualmente la tecnica presenta un’elevata affidabilità e ottime performance, permettendo un abbattimento del carico organico in ingresso superiore al 90%. I sistemi di fitodepurazione sono economicamente convenienti sia per quanto riguarda i costi di realizzazione sia, e soprattutto, per quelli di gestione. Infatti il sistema funziona in modo “naturale”: non serve energia elettrica o parti elettromeccaniche, non necessità di manutenzione esterna dal momento che le piante si auto rigenerano e non vi sono fanghi di depurazione o altri sottoprodotti da rimuovere.

Infine la fitodepurazione meglio si adatta, rispetto alle altre tipologie di impianto, ad un funzionamento discontinuo durante l’anno o con carichi di refluo in ingresso variabili.

Per tutti questi aspetti la vigente normativa in materia ( testo unico sull’ambiente D.lg. 152/2006) caratterizza gli impianti di fitodepurazione come tecniche in possesso dei requisiti di “trattamento appropriato”. Viene indirizzato il ricorso alle tecnologie di depurazione naturale per gli agglomerati con popolazione equivalente compresa tra 50 e 2.000 abitanti ma anche per agglomerati di maggiori dimensioni con popolazione equivalente compresa tra i 2.000 e i 25.000 abitanti, anche in soluzioni integrate ai classici impianti a fanghi attivi o a biomassa adesa.

Accanto a tutti questi vantaggi tecnici, economici ed ambientali, l’aspetto forse più innovativo ed interessante è la possibilità che la depurazione naturale sia manifesto di come le città possano, non solo diventare sistemi energeticamente e tecnologicamente efficienti, ma organismi ecologici  in cui gli abitanti e gli spazi da essi vissuti siano in diretta relazione con l’ambiente naturale.