Il futuro nelle viscere della terra

Nell’antichità si pensava che l’inferno fosse nel buio delle viscere della Terra. Il demonio è stato associato all’odore di zolfo tipico delle manifestazioni termali e nel medioevo alcuni stabilimenti termali, fra cui quello di Bobbio di cui si parlerà in seguito, vennero distrutti ritenendo tale fonte di origine diabolica.

Ora sappiamo che il calore interno alla Terra ha due diverse origini, nessuna delle quali diabolica: la principale, detta di origine radiogenica, è legata al continuo decadimento degli isotopi radioattivi dell’uranio, la secondaria detta cosmogenica, di origine più profonda, è legata al residuo del calore primordiale di tipo gravitativo-frizionale proveniente dal nucleo e dal mantello della Terra. In generale per iniziare a percepire l’effetto di questo calore è necessario scendere ad una profondità variabile fra i 40-60 metri. Da qui la temperatura è crescente con un gradiente medio di circa 3°C ogni 100 metri di profondità.

L’energia geotermica dello strato superficiale utilizzato dai comuni impianti a bassa entalpia, non è dunque dovuta al calore presente in profondità, ma esclusivamente all’inerzia termica del terreno che, grazie ad una temperatura costante durante tutto l’anno, può essere sfruttata per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo attraverso la tecnologia delle pompe di calore.

Tuttavia in alcune particolari zone dove la tettonica delle placche ha comportato la creazione di fratture importanti, può avvenire la risalita di calore in superficie; in queste aree il gradiente può essere anche 10-15 volte maggiore di quello medio e in superficie possono esistere manifestazioni di acqua a temperatura relativamente elevata, in alcuni casi anche prossima a 100°C o addirittura sotto forma di vapore.
In Italia le aree con queste caratteristiche sono principalmente localizzate nella fascia tirrenica centromeridionale: Toscana-Lazio-Campania. Proprio in Toscana a Lardarello è stato messo in funzione, il 4 luglio 1904 per merito del principe Piero Ginori Conti, il primo prototipo di generatore elettrico geotermico. E sempre in Toscana sono localizzate tutte le 32 centrali geotermiche italiane per una potenza totale di 790,5 MWe (stime 2005) e una produzione annua di 5340,4 GWh (dati 2003), capaci di fornire l’1,5% dell’intero fabbisogno elettrico nazionale.

Oltre alle aree note della Toscana, uno studio svolto da Eni ed Enel fra gli anni 70 e 80 ha messo in luce un potenziale geotermico italiano secondo a livello europeo solo all’Islanda. Purtroppo a causa del contesto politico-economico di quegli anni (basso prezzo del petrolio e scarso interesse per la produzione energetica da fonti rinnovabili) i risultati interessanti di quello studio non portarono a investimenti mirati. Negli ultimi anni, seppure il contesto energetico sia cambiato, gli impianti di nuova realizzazione sono pochissimi e solo oggi si assiste ad una ripresa di interesse per questa fonte energetica gratuita e rinnovabile.

L’analisi svolta allora, oltre ad individuare fonti di energia geotermica ad alta temperatura/entalpia adatte per la produzione di energia elettrica, censì numerose manifestazioni a media e bassa temperatura, fra cui quella presente in Val Trebbia a Bobbio, utilizzata fin dall’antichità per fini termali.

Ho parlato dell’argomento con il geologo piacentino Andrea Dadomo (http://www.progepiter.it) che svolge attività professionale e di ricerca nell’ambito dell’idrogeologia e della geotermia. Attualmente a Bobbio le acque termali, con una portata di alcuni litro al secondo, fluiscono da una galleria di derivazione scavata negli anni 40 per un impianto idroelettrico sul fiume Trebbia e mai portato a compimento. Esse venivano utilizzate dalle vicine Terme, chiuse da alcuni anni e solo recentemente oggetto di un progetto per la rimessa in funzione. La temperatura anomala di tale acque è connessa alla presenza nella zona di un’importante finestra tettonica (zona sottoposta ad erosione nei tempi geologici che ha portato più vicine alla superficie rocce profonde) e di importanti fratture negli strati rocciosi attraverso le quali avviene la riemersione in superficie delle acque scaldate in profondità. La temperatura misurata delle acque che fuoriescono dalla galleria è di circa 20°C. Recentemente Dadomo ha eseguito alcune indagini preliminari per verificare la temperatura di queste acque sotterranee negli strati più superficiali. Le misure eseguite all’interno di un pozzo esistente di circa 20 metri di profondità (non avendo al momento a disposizione una perforazione ad hoc) hanno mostrato temperature decisamente al di sopra dei 20°C. I presupposti, come conferma Dadomo, sono dunque tali da poter confermare la presenza ad una profondità non eccessiva di un basamento caldo economicamente interessante. Per approfondire lo studio sarebbe necessario procedere con un’indagine geofisica ed individuare l’area più favorevole in cui localizzare una perforazione che consentirebbe di eseguire le necessarie indagini dirette.

Se l’ipotesi fosse confermata Bobbio avrebbe a disposizione un potenziale geotermico utilizzabile, oltre che per uso termale, anche per fini energetici. Infatti, seppure la temperatura non sia sufficientemente alta per la produzione di energia elettrica, potrebbe invece essere favorevolmente impiegata per l’alimentazione di una rete di teleriscaldamento a servizio delle aree di nuova urbanizzazione o, tramite sistemi individuali, per le singole abitazioni esistenti. Un’altra interessante applicazione potrebbe essere costituita dal riscaldamento di serre favorendo lo sviluppo di una nuova possibile attività nel territorio.